La mente che osserva: due forme di consapevolezza secondo Yongey Mingyur Rinpoche

Viviamo immersi in un flusso costante di stimoli. Emozioni, pensieri, immagini, suoni: tutto passa attraverso di noi come vento tra le fronde. Ma cosa succede se, per un momento, smettiamo di inseguire ciò che accade fuori e ci fermiamo a osservare ciò che osserva?

Yongey Mingyur Rinpoche, con la sua chiarezza gentile, distingue due forme di consapevolezza. La prima è quella che tutti conosciamo: quella “ordinaria”, che si attiva quando diciamo “questo mi piace”, “sono arrabbiato”, “vedo un fiore bello ma mi provoca allergia”. È reattiva, sempre proiettata all’esterno, catturata da ciò che accade.

La seconda è la consapevolezza meditativa: non si limita a vedere, ma riconosce che sta vedendo. È quella parte di noi che può osservare il suono, l’emozione o il pensiero, senza esserne travolta. In questa prospettiva, non siamo più “bandiere nel vento”, ma testimoni stabili del fluire della vita.

Rinpoche ci invita a coltivare questa consapevolezza tramite la meditazione. Anche solo ascoltando un suono, possiamo tornare a quella mente limpida, come acqua che si schiarisce lasciando depositare la sabbia.

Meditare non è fuggire, ma fermarsi. Come un fiume che rallenta in una curva, diventando quasi specchio.

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