Hai presente quella vocina che salta da un pensiero all’altro come una scimmia impazzita sugli alberi della giungla mentale? Ecco, quella è la tua mente. Una macchina straordinaria, certo, ma anche capace di renderti schiavo del suo flusso costante di idee, giudizi, ricordi e preoccupazioni. Se non stai attento, diventa lei il tuo capo — e ti mette continuamente al lavoro: “Pensa a questo!”, “Analizza quello!”, “Preoccupati di quest’altro!”.
Ma c’è un’alternativa.
E se fossi tu il boss della mente?
Il trucco è semplice a dirsi, ma richiede pratica: dare alla mente un compito, invece di subire i suoi ordini. Come? Iniziando da qualcosa di semplice e sempre presente: il respiro.
Dirigere la mente verso il respiro — osservarlo, sentirlo, restare con lui — significa prendere in mano le redini. Significa non lasciarsi trascinare dalla scimmia-pensiero, ma invitarla a restare su un ramo, almeno per un po’.
In questo modo non annienti la mente, ma la guidi. Non sei più il dipendente stressato di un capo esigente: sei tu l’imprenditore della tua attenzione.


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