Viviamo in una società che ci spinge continuamente a consumare, e il cibo non fa eccezione. Mangiamo distratti, di corsa, inseguendo voglie spesso inconsapevoli. Ma cosa accadrebbe se ogni pasto diventasse un’occasione per coltivare presenza e lucidità?
Yongey Mingyur Rinpoche ci propone una pratica potente: il mangiare consapevole, un modo per riconnetterci con ciò che nutre il corpo… e anche la mente.
1. La visione: sapere con chiarezza
La consapevolezza inizia dalla conoscenza. Sappiamo ormai tutti cosa fa bene e cosa fa male al nostro corpo. Ma oltre al “cosa”, Rinpoche ci invita a osservare anche il quanto e il quando mangiamo. Questa è la visione: portare presenza alla nostra alimentazione, comprenderne le abitudini e i condizionamenti. Come quando desideriamo cibo spazzatura non perché ne abbiamo bisogno, ma perché lo abbiamo imparato. Il desiderio agisce sotto traccia, e spesso prende il controllo.
2. La meditazione: incontrare il desiderio
La meditazione ci aiuta a riconoscere quel desiderio, a starci dentro senza respingerlo né seguirlo. Rinpoche propone una pratica semplice ma potente: 5 minuti di consapevolezza del respiro al giorno, per 21 giorni. Allenandoci così, saremo in grado di portare la stessa presenza anche al momento del pasto.
3. L’applicazione: meditare mentre mastichiamo
Mangiare con consapevolezza è una vera e propria meditazione. Rinpoche la chiama “meditazione sul sapore”. Consiste nel:
- Tenere la schiena morbida ma dritta
- Prendere un boccone e masticarlo lentamente, notando il gusto, la consistenza, la saliva
- Osservare i diversi sapori emergere: salato, burroso, dolce
- Notare il cambiamento del sapore tra la lingua, il centro della bocca, la gola
Se siamo presenti con il gusto, allora il cibo diventa nutrimento non solo per il corpo, ma anche per la nostra presenza mentale.
> “Due cose al prezzo di una”, dice Rinpoche con il suo inconfondibile sorriso: un buon sapore… e una mente più sveglia.


Lascia un commento