Manutenzione continua, proprietà zero: il corpo umano

> “Let’s face it, the human body is like a condominium apartment. The thing that keeps you from really enjoying it is the maintenance. There’s a tremendous amount of daily, weekly, monthly and yearly work that has to be done. From showering to open heart surgery, we’re always doing something to ourselves. If your body was a used car, you wouldn’t buy it.” — Jerry Seinfeld

Detta così fa sorridere — ma se ci pensi, ha un fondo di verità. Il corpo ci accompagna tutta la vita, ma richiede una quantità estenuante di attenzioni. E, nonostante i nostri sforzi, rimane in gran parte fuori dal nostro controllo.

Certo, possiamo trattarlo bene. Mangiare sano, muoverci, dormire. Ma non possiamo decidere la nostra altezza, il colore della pelle, l’invecchiamento, o quando una malattia colpirà. Il corpo ha una sua logica, una sua traiettoria, spesso indipendente dalla nostra volontà.

E allora: perché ci identifichiamo così tanto con qualcosa che non controlliamo davvero?

Come spiegava Michel Foucault, “il corpo è investito da molteplici relazioni di potere”[^1]. La società lo trasforma in simbolo, oggetto, merce. E noi, senza accorgercene, iniziamo a guardarci attraverso lo sguardo degli altri. Finché finiamo per credere di essere quel corpo.

Ma, come scrive Judith Butler, “ciò che il corpo è, come appare, è sempre una costruzione culturale”[^2]. È un’apparenza modellata da aspettative, linguaggi, ruoli. Non una verità interiore.

Siamo molto di più.

Possiamo usare il corpo come porta d’accesso alla consapevolezza. Non come identità, ma come spazio da abitare. Jon Kabat-Zinn lo dice con lucidità: “Se riesci a essere presente durante le attività abituali della tua vita quotidiana […] esse ti offriranno percezioni illuminanti su di te e sulla tua vita”[^3]. Il corpo, allora, non è più prigione né idolo. È esperienza. Presenza viva.

Smettere di identificarci col corpo non significa trascurarlo. Significa tornare a noi stessi. A quello che siamo oltre la forma.

[^1]: M. Foucault, Sorvegliare e punire, Einaudi, 1976. [^2]: J. Butler, Corpi che contano, Feltrinelli, 2013. [^3]: J. Kabat-Zinn, Vivere momento per momento, TEA, 2008.

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