Meditazione per pigri: piccoli passi, grande trasformazione

Ti è mai capitato di amare l’idea di meditare… ma non di meditare davvero? Anche Yongey Mingyur Rinpoche confessa che da giovane era esattamente così. E oggi ci offre un consiglio genuino e compassionevole per tutti i praticanti che si sentono “pigri”.

Non è mancanza di forza di volontà, è solo abitudine

Il desiderio di meditare può esserci, magari dopo aver letto un libro o seguito un insegnamento, ma poi… “Domani, domani, domani”, e i giorni passano. Il problema non è la motivazione: è la difficoltà nel creare una nuova abitudine.

Il segreto? Piccolo, ma ogni giorno

Non serve promettersi “Da oggi mediterò per sempre”. È troppo pesante. Rinpoche propone invece una sfida dolce: meditare per 30 giorni consecutivi, anche solo per 1, 3 o 5 minuti. E se non riesci neppure ad alzarti dal letto, medita nel letto! Conta solo esserci.

La pigrizia ha mille scuse. La consapevolezza non ne ha bisogno

“Manca il tempo”, “non ho un luogo adatto”, “non ci sono le condizioni giuste”… eppure meditare si può ovunque, in qualsiasi momento e con qualsiasi cosa. È l’unica pratica che si adatta così profondamente alla vita reale.

Meditazione formale e informale: tutto conta

Se la meditazione seduta ti sembra troppo impegnativa, inizia da quella informale: ogni volta che ti accorgi di non star praticando, quello è già un momento di consapevolezza. Anche dire “Mi sono perso” è un ritorno alla presenza. Puoi perfino contarli: ogni distrazione che noti… è un piccolo risveglio.

> “Oggi mi sono perso dieci volte. Fantastico. Dieci volte sono tornato.”

Questa leggerezza può fare la differenza. Piano piano, la pratica si espande. E un giorno scopri che stai praticando non perché “devi”… ma perché non puoi farne a meno.

Posted in

Lascia un commento