1. Introduzione: il dilemma antico del piacere
Fin dall’antichità, filosofi e pensatori si sono interrogati sul ruolo del piacere nella vita umana. È un fine in sé o solo un mezzo? Re Salomone, figura biblica emblematica, affrontò questa domanda in modo radicale. Nel Qoelet (Ecclesiaste), scrive:
> “Ho detto al mio cuore: su, voglio metterti alla prova con la gioia; gusta il piacere!” (Qoelet 2,1)
Questa frase introduce un esperimento esistenziale: Salomone si concesse ogni forma di piacere — vino, arte, musica, compagnia, ricchezze — per scoprire se potesse trovare in essi un senso duraturo. La sua conclusione? “Tutto è vanità”.
2. Il caso Jon Dough: l’illusione dell’edonismo estremo
Nel 1997, l’attore Jon Dough fu protagonista del film The World’s Luckiest Man, in cui interpretava un ruolo simbolo dell’edonismo estremo. Ma la sua vita reale racconta un’altra storia: soffriva di problemi di salute mentale e dipendenze, e si tolse la vita nel 2006. Il contrasto tra l’immagine pubblica e la sofferenza privata è un monito potente: l’accesso illimitato al piacere non garantisce la felicità.
3. Il cervello edonico: cosa ci dice la scienza
Le neuroscienze hanno identificato i circuiti cerebrali coinvolti nel piacere:
- Dopamina: associata alla motivazione e alla ricompensa
- Nucleo accumbens: centro del sistema di ricompensa
- Corteccia orbitofrontale: valuta il valore soggettivo del piacere
- Amigdala: elabora la componente emotiva
Tuttavia, il cervello è soggetto all’adattamento edonico: ci abituiamo rapidamente agli stimoli piacevoli, e ciò può portare a una ricerca compulsiva di nuove gratificazioni (Sapolsky, 2017).
> “Il piacere è come un fuoco: se non lo alimenti, si spegne. Ma se lo alimenti troppo, ti brucia.” — Robert Sapolsky
4. Matthieu Ricard: la felicità come allenamento mentale
In netto contrasto, Matthieu Ricard, monaco buddhista ed ex biologo molecolare, ha rinunciato a molti piaceri materiali per coltivare la meditazione e la compassione. Studi condotti dalla University of Wisconsin-Madison hanno mostrato che il suo cervello produceva onde gamma ad altissima intensità, associate a stati di gioia e chiarezza mentale (Lutz et al., 2004).
> “La felicità non è qualcosa che accade. È una competenza che si può sviluppare.” — Matthieu Ricard
5. Piacere vs felicità: due vie divergenti
Secondo la psicologia positiva, esistono due forme principali di benessere:
- Edonico: legato al piacere e all’assenza di dolore
- Eudaimonico: legato al significato, alla realizzazione personale e ai valori
Studi recenti mostrano che il benessere eudaimonico è più stabile e predittivo di salute mentale a lungo termine (Ryan & Deci, 2001; Seligman, 2011).
6. Conclusione: il piacere come parte, non come fine
Il piacere è una componente preziosa della vita, ma non può essere l’unico pilastro della felicità. Come ci insegnano Re Salomone, Jon Dough e Matthieu Ricard, la felicità duratura nasce da un equilibrio tra gratificazione sensoriale, consapevolezza e significato.
📚 Riferimenti bibliografici
- Freud, S. & Riviere, J. (1930). Il disagio della civiltà. Torino: Bollati Boringhieri.
- Sapolsky, R. M. (2017). Behave: The Biology of Humans at Our Best and Worst. Penguin Press.
- Ryan, R. M., & Deci, E. L. (2001). On happiness and human potentials: A review of research on hedonic and eudaimonic well-being. Annual Review of Psychology, 52, 141–166.
- Lutz, A., Greischar, L. L., Rawlings, N. B., Ricard, M., & Davidson, R. J. (2004). Long-term meditators self-induce high-amplitude gamma synchrony during mental practice. PNAS, 101(46), 16369–16373.


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