Narcisismo, evitamento e autoinganno relazionale nelle app di incontri
> “L’individuo non teme il fallimento, ma ciò che il successo gli chiederebbe di diventare.” > — Alfred Adler
Introduzione
Viviamo in una cultura che confonde ciò che è diffuso con ciò che è sano. Le app di incontri, oggi onnipresenti, sono davvero spazi di incontro autentico? O offrono un alibi sofisticato per evitare la trasformazione interiore che una relazione comporta?
Connessione o simulazione?
Le app promettono connessione, ma spesso generano disconnessione amplificata. L’altro diventa un’immagine da valutare, un profilo da scorrere. Ogni match è una micro-speranza, ogni conversazione un esercizio di presentazione. Ma l’intimità? Resta altrove.
Esther Perel, in Mating in Captivity (2006), scrive che nella nostra epoca “l’accesso illimitato riduce il desiderio profondo”. Non siamo più spinti dall’incontro, ma dal timore di perderci tra mille possibilità.
Sessualità senz’anima: il narcisismo come strategia
Nel contesto delle app, la sessualità viene spesso isolata come unica forma di contatto. Nei casi più gravi — come nel narcisismo maligno (Kernberg, 1984) — il sesso non è comunicazione emotiva, ma dominio, controllo, prestazione.
> “Il sesso diventa una merce di scambio per l’ego, non uno spazio d’incontro.” > — F. Del Corno, Il narcisismo patologico (2015)
Il partner viene ridotto a specchio erotico, e dopo l’atto può essere svalutato o ignorato. Il desiderio non è verso la persona, ma verso la sensazione di potere che ne deriva.
Il paradosso dell’autoinganno relazionale
Molti si iscrivono alle app per “trovare qualcuno”. Ma inconsciamente, cercano proprio strumenti che li aiutino a evitare il legame autentico. Alfred Adler descrisse questo meccanismo come “perdere tempo per guadagnarlo”: impegnarsi in strategie inefficaci per evitare la trasformazione.
> “L’individuo non teme il fallimento, ma ciò che il successo gli chiederebbe di diventare.” > — A. Adler, Was das Leben wertvoll macht (1933)
Le app offrono l’illusione della ricerca, ma spesso scoraggiano l’incontro vero: quello che richiede fatica, negoziazione, accettazione del limite.
Un ideale per evitare l’altro: il caso clinico di Adler
In un caso clinico citato da Adler, una giovane donna dichiarava di cercare un uomo “intellettualmente superiore, moralmente irreprensibile, fisicamente perfetto e benestante”. Ma ogni volta che qualcuno si avvicinava a quell’ideale, trovava un difetto imperdonabile.
> “Ella non cercava un uomo, ma un ideale inarrivabile, affinché nessun uomo reale potesse mai incontrarla davvero.” > — A. Adler, Was das Leben wertvoll macht
Questo meccanismo — oggi comune anche su Tinder o Bumble — è una difesa contro l’intimità: si desidera una relazione senza essere disposti ad affrontarla davvero.
Due ritratti clinici contemporanei
Marco, 38 anni, simpatico e brillante, flirta su app da anni. Ma a ogni occasione d’incontro reale si ritira. “Non scatta la scintilla”, dice. Ma in terapia emerge che teme di essere visto nei suoi lati fragili.
Laura, 29 anni, dichiara di volere una relazione matura. Ma ogni match viene eliminato per un dettaglio. In realtà, teme di essere amata. Ha costruito un meccanismo perfetto per proteggersi dal cambiamento.
Come osserva Jessica Zecchini (2024): > “L’iperselezione non è snobismo, ma paura della reciprocità.”
Il bisogno (non detto) di non trovare nessuno
Molti utenti restano sulle app proprio perché sono strumenti che garantiscono l’evitamento relazionale, pur mantenendo la narrazione del “ci sto provando”. È un’illusione protettiva: cercare amore in un ambiente che premia il ritiro.
Gli algoritmi alimentano questo meccanismo. Come mostra lo studio di Orosz et al. (2016), esiste un “Problematic Tinder Use” correlato a tratti narcisistici, ansia e insoddisfazione affettiva.
Verso una nuova etica dell’incontro
Il problema non sono le app, ma come le usiamo. Se diventano strumenti per evitare il contatto, alimentano solitudine e frustrazione. Ma se usate con consapevolezza, possono essere anche occasioni di onestà.
Forse la vera domanda è: cosa eviteremmo, se incontrassimo davvero qualcuno capace di amarci? E cosa cambierebbe in noi, se ci lasciassimo amare senza difese?
> “L’amore comincia là dove finisce il bisogno di essere perfetti.” > — Carl Rogers
Bibliografia essenziale
- Adler, A. (1933). Was das Leben wertvoll macht. Springer
- Del Corno, F. (2015). Il narcisismo patologico. Raffaello Cortina
- Kernberg, O. (1984). Severe Personality Disorders: Psychotherapeutic Strategies. Yale University Press
- Zecchini, J. (2024). Il nemico dentro: perché ci sabotiamo in amore
- Perel, E. (2006). Mating in Captivity. Harper
- Orosz, G. et al. (2016). The development of the Problematic Tinder Use Scale (PTUS). Journal of Behavioral Addictions
- Alexopoulos, C. et al. (2020). Swipe, match, repeat: compulsive dating app use and psychological distress. Computers in Human Behavior
- Levine, A. & Heller, R. (2010). Attached. TarcherPerigee
- Han, B.-C. (2012). La società della trasparenza. Nottetempo


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