“Credo nell’astrologia solo quando mi conviene. Come la maggior parte delle persone.”
— Woody Allen
Introduzione
L’astrologia non muore mai. Priva di fondamento scientifico, immune alla falsificazione, è sopravvissuta all’Illuminismo, a Galileo, al pensiero critico e alla psicologia moderna. In un’epoca di intelligenze artificiali, oroscopi e meme zodiacali convivono tranquillamente nelle home page e nelle app più scaricate.
Perché? Perché l’astrologia serve. Non tanto per conoscere il futuro, quanto per proteggersi dall’incertezza del presente. Agisce come finzione psicologica — un concetto chiave nella filosofia di Hans Vaihinger e nella psicologia di Alfred Adler — che orienta, consola, definisce. Anche se non spiega nulla, offre identità, giustificazione e controllo.
1. Un’identità preconfezionata: chi sei, te lo dice il cielo
L’astrologia offre una mappa caratteriale prêt-à-porter: “I Leone sono carismatici”, “i Cancro ipersensibili”, “i Pesci creativi ma lunatici”. L’individuo riceve così un’identità senza sforzo, un’etichetta da indossare. Nessun bisogno di porsi domande: la risposta è già scritta.
Nel linguaggio di Hans Vaihinger, questa è una Fiktion accettata als ob (come se) fosse vera. Nella psicologia adleriana, assume la forma di una fittizia Leitlinie: una convinzione guida adottata inconsapevolmente per orientare la vita.
2. L’imprinting zodiacale: quando ci convincono prima ancora di chiederlo
Il rischio maggiore emerge nell’infanzia, quando l’identità è ancora in gestazione. Dire a un bambino che “è Ariete, quindi testardo” equivale a suggerirgli un copione. È il meccanismo della self-fulfilling prophecy (profezia che si auto-avvera): il soggetto recita la parte che gli è stata scritta.
Per Adler, questo crea un Lebensstil non scelto: uno stile di vita preconfezionato e limitante. La libertà di crescere si trasforma in un ruolo appreso.
3. Giustificare i propri limiti: “Non posso farci niente, sono Scorpione”
La finzione astrologica non serve solo a identificarsi, ma anche a scusarsi. Rabbia, chiusura, impulsività… tutto trova legittimazione nel segno zodiacale. Si passa da “ho un tratto” a “non posso essere diverso”.
Secondo Adler, questo è il cuore della nevrosi: rendere irriformabile l’identità. La persona si protegge dal cambiamento ancorandosi a una spiegazione immobile.
4. Semplificare l’altro: 12 etichette per 8 miliardi di persone
L’astrologia non si limita al sé: serve anche a classificare gli altri. Sapere il segno diventa scorciatoia per conoscere, e talvolta per evitare. Una collega “Leone” è arrogante, un partner “Cancro” sarà fragile. L’altro diventa prevedibile prima ancora di essere incontrato.
In chiave adleriana, è una strategia per mantenere il Gefühl der Sicherheit (sentimento di sicurezza). Ridurre l’ambiguità dell’altro serve a evitare la fatica del vero incontro. Ma impedisce ogni scoperta.
5. Conferme cercate, dubbi esclusi: l’effetto Popper
Perché molti dicono che “l’astrologia funziona”? Perché ricordano solo ciò che conferma, e dimenticano ciò che smentisce. È il confirmation bias: il cervello cerca coerenza, non verità.
Karl Popper ha fatto dell’astrologia il suo esempio principe di pseudoscienza: una teoria che non può essere falsificata, perché può tutto spiegare e nulla prevedere.
“Ogni successo dell’astrologia è una conferma che ha evitato la prova; ogni fallimento è giustificabile.”
— Karl Popper, Congetture e confutazioni
Una finzione utile? Forse. Ma mai critica.
6. Un’antica risposta a un bisogno universale 🔒
Secondo Alfred Adler, l’essere umano sperimenta fin dall’infanzia un profondo sentimento di inferiorità. È fisiologico: nasciamo piccoli, dipendenti, vulnerabili. Da qui nasce il desiderio di compensazione.
L’astrologia è una di queste risposte: ci offre una narrazione simbolica, ci dice chi siamo, ci offre senso. È una forma di elevazione simbolica che ci aiuta a sopportare l’incertezza dell’essere.
Ma quando la finzione si trasforma in dogma, perdiamo libertà. E cominciamo a vivere come se fossimo davvero nati con scritto tutto addosso.
📚 Bibliografia essenziale
- Vaihinger, H. (1911). Die Philosophie des Als Ob. Leipzig: Meiner
- Adler, A. (1912). Der nervöse Charakter. Wien: Deuticke
- Popper, K. (1963). Congetture e confutazioni. Il Mulino
- Nickerson, R. S. (1998). “Confirmation Bias.” Review of General Psychology, 2(2), 175–220
- Kuhn, T. S. (1962). The Structure of Scientific Revolutions. University of Chicago Press
- Merton, R. K. (1948). The Self-Fulfilling Prophecy. The Antioch Review, 8(2)
- Carlson, S. (1985). “A Double-Blind Test of Astrology.” Nature, 318(6045), 419–425
- Bunge, M. (1982). Demarcating Science from Pseudoscience. Fundamenta Scientiae


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