> “Wir leben nicht in der Wirklichkeit, sondern in Vorstellungen, die sich als nützlich erweisen.” > “Non viviamo nella realtà, ma in rappresentazioni che si rivelano utili.” > — Hans Vaihinger
Introduzione
Molte delle idee su cui costruiamo il nostro senso di sé non sono vere in senso oggettivo, ma agiscono come se (in tedesco als ob) lo fossero. Finzioni utili, non menzogne. Hans Vaihinger, Alfred Adler e la mindfulness affrontano ciascuno a modo proprio la stessa intuizione: siamo esseri narrativi. Ma possiamo anche smettere di crederci del tutto.
Le finzioni secondo Vaihinger: vivere come se
Nel suo testo del 1911 Die Philosophie des Als Ob, Hans Vaihinger sostiene che molte delle nostre convinzioni sono Fiktionen: strumenti concettuali falsi ma funzionali. Le trattiamo come se fossero vere, pur sapendo (almeno inconsciamente) che non lo sono davvero.
Tipologie di finzione secondo Vaihinger 📘
- Fiktionen der Theorie (finzioni teoriche): es. il gas perfetto, il punto senza dimensioni — utili in fisica e matematica, anche se irrealistici.
- Fiktionen der Praxis (finzioni pratiche): es. il libero arbitrio, la colpa morale — essenziali nel diritto e nella convivenza.
- Fiktionen der Religion und Metaphysik (finzioni religiose e metafisiche): es. Dio, anima, destino — non verificabili, ma orientano.
- Psychologische Fiktionen (finzioni psicologiche): auto-narrazioni personali che ci aiutano a vivere, anche quando sono limitanti.
▶️ Non viviamo nella verità, ma in ipotesi praticabili.
Adler: finzioni guida e stile di vita
Adler approda all’idea di finzione psicologica senza conoscere inizialmente Vaihinger. Solo in seguito riconoscerà l’analogia. Al centro della sua psicologia individuale (Individualpsychologie) c’è la fittizia Leitlinie: una credenza inconscia che orienta il proprio Lebensstil (stile di vita).
Esempi comuni:
- “Devo essere sempre il migliore”
- “Non posso mai dipendere da nessuno”
- “Se fallisco, non valgo nulla”
Queste idee si radicano nell’infanzia e determinano il modo in cui affrontiamo il mondo. Sono utili finché flessibili. Quando diventano assolute, diventano sofferenza.
L’identità come finzione condivisa 🧩
Anche le etichette che usiamo per definirci — “madre”, “manager”, “persona forte” — sono convenzioni narrative. Le trattiamo come verità, ma sono accordi impliciti. Servono a noi per orientarci, ma anche agli altri per sentirsi sicuri.
Adler parlava di Gefühl der Sicherheit (sentimento di sicurezza): la necessità umana di relazioni stabili, prevedibili. L’identità diventa allora una finzione sociale condivisa: ci chiediamo chi siamo anche in base a ciò che rassicura chi ci circonda.
Finzioni di superiorità: relazioni come specchio
In Der nervöse Charakter (1912), Adler descrive il caso della prostituzione come dinamica basata su illusioni reciproche di potere:
> “…essa non fa altro che vendere il proprio corpo e rimane frigida… egli crede di aver dimostrato la propria superiorità sulla donna… essa non presta attenzione che al potere di attrazione che esercita… egli non è altro che il mezzo della sua sussistenza. Di conseguenza, tutti e due giungono, mediante una finzione, al sentimento illusorio di una superiorità personale.”[^1]
In questo caso, la finzione non è solo individuale ma relazionale: la narrazione personale di superiorità è sostenuta da un copione condiviso. Il rischio? Usare l’altro solo come specchio per la propria finzione, non come persona.
Finzione tragica: la depressione come copione fatalista 🌧️
La malinconia profonda, secondo Adler, è dominata da una finzione interiore più radicale:
> “L’imperativo categorico della malinconia è: agisci, pensa e senti come se l’orribile destino che tu hai evocato fosse già accaduto e fosse divenuto inevitabile.”[^2]
In termini finzionalisti, il soggetto vive come se il futuro peggiore fosse già reale. Il copione è chiuso, lo spazio dell’azione è scomparso. È il massimo grado di aderenza a una finzione tragica.
Mindfulness: smascherare le finzioni con dolcezza
La mindfulness invita a osservare i pensieri senza crederci ciecamente. È come sedersi in platea invece che recitare senza sosta. “Sono inutile”, “non valgo” diventano pensieri osservati — non identità. Questo spazio di consapevolezza spezza l’incantesimo.
È qui che la finzione viene vista per ciò che è: una mappa, non il territorio.
Conclusione: vivere consapevolmente il “come se” 🛤️
Non possiamo eliminare le finzioni: sono parte integrante del pensiero e dell’essere sociale. Ma possiamo scegliere quali recitare, e quando toglierci la maschera.
Vaihinger ci mostra che non serve che un’idea sia vera per essere utile. Adler ci insegna che possiamo cambiare la finzione guida che ci orienta. La mindfulness ci dà un metodo per farlo, un respiro alla volta.
Note
[^1]: A. Adler, Der nervöse Charakter, 1912, trad. it. in “Il temperamento nevrotico”, Bocca Editore. [^2]: Ibidem, paragrafo sulla malinconia (depressione profonda).
Bibliografia essenziale
- Vaihinger, H. (1911). Die Philosophie des Als Ob. Leipzig: Meiner Verlag.
- Adler, A. (1912). Der nervöse Charakter. Wien: Deuticke.
- Kabat-Zinn, J. (1990). Full Catastrophe Living. Delta.
- Rahm, G. (2017). Das Gemeinschaftsgefühl – Alfred Adlers Sozialethik. Vandenhoeck & Ruprecht.
- Kornfield, J. (2000). After the Ecstasy, the Laundry. Bantam.


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