🌍 La guerra in un mondo ipertecnologico: quando il progresso dimentica l’uomo

“Abbiamo costruito intelligenze che imparano, ma non ancora coscienze che sentono.”

Nel 2025, oltre 50 conflitti armati sono attivi nel mondo1: in Ucraina la guerra con la Russia continua senza tregua; nella Striscia di Gaza bombardamenti e carestia si alternano a tregue precarie; il Sudan è oggi la crisi di sfollati più grave al mondo, con oltre 14 milioni di persone in fuga2. È questo il volto dell’umanità nell’era dell’intelligenza artificiale.

Viviamo un paradosso: più evoluti tecnologicamente, meno consapevoli eticamente. A cosa serve il progresso, se non ci rende più capaci di sentire, scegliere e agire per il bene comune?


🔌 Il paradosso dell’iperconnessione

Siamo più informati che mai, ma meno toccati. Le guerre scorrono nei feed come notifiche disattivate. Come scrive Byung-Chul Han:

“L’eccesso di comunicazione provoca stanchezza dell’anima. Non comprendiamo di più, comprendiamo di meno.”3

La connessione non è ascolto. L’informazione continua non genera empatia: spesso genera distanza.

⚔️ Tecnologia neutra, coscienza assente

La tecnologia è un moltiplicatore: può curare o distruggere. Senza direzione etica, strumenti avanzati diventano mezzi di dominio e sorveglianza. Il filosofo Martin Heidegger ci ricorda:

“L’essenza della tecnica non è affatto qualcosa di tecnico.”4

🤖 Macchine che apprendono, persone che dimenticano

Costruiamo intelligenze artificiali che apprendono, ma dimentichiamo come sentire. Come scrive Viktor Frankl:

“Tra stimolo e risposta c’è uno spazio. In quello spazio risiede il nostro potere di scegliere.”5

Il futuro non dipende solo dalla potenza delle macchine, ma dalla presenza delle persone.

🌏 Gemeinschaftsgefühl e Buddha-dharma: due sguardi, una sola compassione

Alfred Adler definiva il Gemeinschaftsgefühl come la capacità di percepirsi parte di un tutto:

“Vedere con gli occhi di un altro, ascoltare con le sue orecchie, sentire con il suo cuore: questo è sentimento sociale.”6

Nel Buddhismo, ritroviamo questo stesso principio nei concetti di compassione (karuṇā) e interdipendenza (pratītya-samutpāda). Il Dhammapada afferma:

“Tutti tremano davanti alla violenza, tutti temono la morte. Considerando gli altri come se stessi, non si uccide né si fa uccidere.”7
“Colui che, vivendo in mezzo agli egoisti, non è egoista, brilla come la luna tra le stelle.”8

Entrambe le tradizioni mostrano che non può esserci felicità individuale senza felicità collettiva.

💔 Etica del sentire

Il vero progresso non è tecnico, ma relazionale. Senza cura dell’altro, la tecnologia rischia di amplificare potere senza coscienza. Come dice Thich Nhat Hanh:

“Il vero problema dell’umanità è che viviamo in uno stato di separazione — interiore ed esteriore.”9

È tempo di un nuovo paradigma: meno controllo, più compassione.


📎 Note e riferimenti

  1. United Nations, Global Trends Forced Displacement Report 2024, UNHCR.
  2. UNHCR, Sudan Emergency Update, maggio 2025.
  3. Han, B.-C. (2017). La società della trasparenza. Nottetempo.
  4. Heidegger, M. (1954). La questione della tecnica.
  5. Frankl, V. E. (1946). Man’s Search for Meaning. Beacon Press.
  6. Adler, A. (1937). What Life Could Mean to You. Little, Brown & Co.
  7. Dhammapada, v. 129, trad. Ubaldini Editore, 1997.
  8. Dhammapada, v. 223, trad. Ubaldini Editore, 1997.
  9. Thich Nhat Hanh (2001). Peace Is Every Step. Bantam.
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